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WORK IN PROGRESS

Works…

A collaboration with Francesco Paladino for “Icereport”, his new cd, and a (virtual) duet with Paola Tagliaferro.

Final mix for “O’er the land of the freaks” with Fabrizio Naniz Barale at Piave 34 Recording Studio in Cuneo.
Everythin’ is possible but nothin’ is real.
It’s a novel, vocal poetry in motion, a different approach to sound and word.

Stay tuned, guys.


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The Invisible Man at the mic is singing over and over again.

The vocal lines are almost done.

Next: mixing.

The record is extravagant, dark and groovy.

And we’ve got the provisional tracklist.

1. Patrick says

2. Jeder fur sich…

3. Yes Logo

4. Dio sta in una moneta

5. Death to America

6. “Vuoi diventare mio amico?”

7. How small we are

8. Your nose is bleeding

9. La ballata dell’Uomo Razzo

10. Titolo di coda

 

By Luca Giordana

 

Lo Studio


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La responsabilità di ciò che diventa immaginario, dunque realtà popolare (e movente psichico), viene spesso sottovalutata.
L’idea monoteista del diluvio universale, uno stratagemma spettacolare, si è riverberata sino ai giorni nostri.
La fine, il decadimento del mondo, annunciato dalla pioggia.
Da “Pedro Pàramo” a “Blade Runner”, che scritta così pare l’altimetria di una discesa a tomba aperta.

Se la terra è malata, per osmosi con i suoi animali (parassiti) più pericolosi e stupidi, lo segnala con un’ottobrata placida e interminabile.
Un’apocalisse deludente, a rate, col meteo – a mò di una puntina di giradischi incantata su un vinile – che propone sempre lo stesso scenario da cartolina.
Invero, cosa è più morto, immobile, del panorama di un villaggio vacanza?
Giove Pluvio si sta solo adeguando alle esigenze.

Delle dieci stanze sonore e vocali di “In the land of the freaks”, create subito, senza sforzo apparente, nemmeno fossero già lì, abbiamo provato a inserire qualcosa sull’argomento.
Che è il più urgente e invisibile di tutti.
Non sappiamo se “Ossigeno”, questo il suo titolo provvisorio, rimarrà nella scaletta.
Perchè il meno improvvisato, e dunque sentito sottopelle, e il più frustrante.
Nella narrazione contemporanea manca, nell’arte e nella musica, un linguaggio che restituisca potenza e veridicità a un tema così essenziale e tragico (nella sua bellezza).
Ci mancano le coordinate per rappresentarlo adeguatamente, non solo per il carattere scientifico e probabilistico dell’oggetto, ma per l’imprevedibilità del bordone.
Che segue dinamiche, e tempi, a noi alieni e intraducibili nel presente continuo che ci siamo imposti.
Il pianeta terra ha un’intelligenza fuori dai nostri parametri di valutazione: è più facile raccontare la digitalizzazione della vita pubblica e privata, il gentismo e Trump.
L’esperimento è in corso e il performer è Madre Natura.
L’aria, la temperatura dei mari, il fitoplancton, la siccità, le piogge acide, i cicloni e gli anticicloni.
Mentre noi accatastiamo miliardi di particelle di gas tossici e tonnellate di spazzatura.


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HERZMASCHINE!

Lunedì 18 settembre, al BLAH BLAH di Torino, ore 21.

Al di là dei giudizi, su opere che hanno costruito un immaginario molto più potente dell’opera stessa, ogni volta che ci si imbatte nei classici dell’era del muto si impone uno scarto percettivo.
Suggerito dal silenzio apparente, si sente l’esigenza di imitare le voci.
Centinaia di voci, diverse l’una dall’altra.
“Metropolis”, oltre l’estetica straordinaria, di un futuro che forse mai sarà così (elegante), vive di una retorica operistica così evidente…
Allora ci si canta in mezzo, suonando (le voci).
Joh, Freder, Maria, Grot, Rotwang…


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La nuova cosa (..) sta prendendo forma, a fiammate, in quel di Piave34.
Io e Naniz lavoriamo non su brani ma stanze (vocali e sonore).
Al di là di “American Psycho”, sono le suggestioni tra il cut up di elementi (apparentemente) differenti dei testi e le atmosfere musicali, reazioni istintive, a generare l’inedito.
Il mosaico, di qualsiasi elemento, se ricombinato e spaiato crea libertà di pensiero e azione.
Tutto ciò permette di curare le timbriche della voce e di lasciare a sé il significato delle parole.
Che si autoalimentano e suggeriscono accenti, pause, armonici, scale… 
Il tutto fottendosene dei limiti di qualsiasi genere.
Bordoni sonori, stratificazioni, di un musico e performance fonatorie di un cantattore.
 
“Think different. Think Ponzi.”
 
“La ragazza dall’occhio nero sta sotto il mio cuscino..” 
 
(continua)

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Intervista di Paolo Travelli: da 48’46” in poi.
“Bastet”, “Amico dell’assenza”, “Romeo Venturelli”.
 
 
Qui il sito di Radio Gutt Laun

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