La nuova cosa (..) sta prendendo forma, a fiammate, in quel di Piave34.
Io e Naniz lavoriamo non su brani ma stanze (vocali e sonore).
Al di là di “American Psycho”, sono le suggestioni tra il cut up di elementi (apparentemente) differenti dei testi e le atmosfere musicali, reazioni istintive, a generare l’inedito.
Il mosaico, di qualsiasi elemento, se ricombinato e spaiato crea libertà di pensiero e azione.
Tutto ciò permette di curare le timbriche della voce e di lasciare a sé il significato delle parole.
Che si autoalimentano e suggeriscono accenti, pause, armonici, scale… 
Il tutto fottendosene dei limiti di qualsiasi genere.
Bordoni sonori, stratificazioni, di un musico e performance fonatorie di un cantattore.
 
“Think different. Think Ponzi.”
 
“La ragazza dall’occhio nero sta sotto il mio cuscino..” 
 
(continua)

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Intervista di Paolo Travelli: da 48’46” in poi.
“Bastet”, “Amico dell’assenza”, “Romeo Venturelli”.
 
 
Qui il sito di Radio Gutt Laun

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Il mondo dei loghi crea quello dei sogni: mai più viceversa.


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Dal vivo, in carne e ossa (soprattutto queste ultime), venerdì 10 a Sanrito, al Condorito, che eseguirà “Welt am draht” con la Piazza Boves Orchestra.
 
 
Acusmatico, presente con la voce e lo spirito, domenica 12 (ore 17 30) alla rassegna di cortometraggi Too Short To Wait 5 di Torino, a Il Movie, con “Bastet” ed “Endless summer”.

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FACCIALIBRO

Quando ci fotografano non sappiamo più che faccia fare: le abbiamo consumate tutte.
Baudelaire, uno che aveva ragione anche quando era dalla parte del torto, alle origini della fotografia, scriveva della massificazione della folla che (come un solo Narciso) contemplava la propria immagine sul metallo.
Era in diretta col futuro?
 
 
Il ritratto, ora selfie (parola che richiama la masturbazione), è divenuto un tentativo di rivendicare se stessi al mondo.
Una frustrazione individuale che vibra nello sguardo – distratto – altrui: alla ricerca collettiva di un consenso di qualsiasi tipo.
Roland Barthes definiva quella posa una piccola esperienza di morte, qualcosa che ci trasformava da soggetto in oggetto.
O forse, l’ansia di piacere nasconde l’horror vacui di essere stati snobbati da quel sistema che fingiamo di criticare.
Merce invenduta di un supermercato (sterminato) di facce, opinioni, filmati, canzoni.
 
I manichini di “American Psycho”, rispolverati un quarto di secolo dopo, erano là ad anticipare e attendere il ventunesimo secolo.
Il testo, modificato con una tecnica a metà fra caos e caso, scappa da Bret Easton Ellis per assumere forme inedite.
L’assurdo si canta meglio: libera la voce dalla dittatura del cosiddetto significato.
E’ il suono a giustificare la parola, mai il contrario.
 

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Chapter (less than) zero.
 
The 21st century began in 1991: an antinovel, a satire and a critique of our way of living that stands up today. The questions the book raises seem more relevant than ever: Patrick Bateman admired Donald Trump. And It’s very rhythmic and It sounds so good: for our (de) generation is our “Naked Lunch”. The idea is to make a gig and a record about it: movin’ from “American Psycho” to an unknown territory. And so on.
 
 
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