“Don’t Let the Sun Blast Your Shadow. Don’t Let the Milk Float Ride Your Mind.”

“Don’t Let the Sun Blast Your Shadow. Don’t Let the Milk Float Ride Your Mind.”
(“Non Lasciare Che il Sole Bruci la Tua Ombra.
 Non Lasciarti Stereotipare.”)
bowie-e-burro
Manca un brano da mixare, un pò di mastering e il disco, o almeno la parte creativa (l’unica che ci interessi), è concluso.
Ha a che fare – in ordine sparso – con la forma canzone, la (le) vocalità e i linguaggi.
Ed è coloratissimo: tutti i colori della luce nel prisma, nessuno escluso.
Scriviamo, ultima volta prima di raccontare il ciddì (?), di altro.
La morte di David Robert Jones (1947-2016-?) è stata celebrata ovunque, magari per le ragioni sbagliate.
Uno legge quello che si è vergato in giro, stampa ufficiale e altro, all’estero: al di là dei coccodrilli di circostanza, Bowie ha dato lo spunto di raccontare il mondo.
fela_and_wives_tadPerchè nell’arte c’è molto più che non l’arte.
Al solito, tranne qualche doverosa eccezione, nel Bel Paese si è mancato l’obiettivo. 
Mancanze culturali di un non luogo che denigra ferocemente ciò che è metalinguaggio, quindi (geninuamente) artistico.
L’Italia che è stata (anche) Bene, Parise e Morante oggi è dittatura delle didascalie.
E delle bande.
Quindi, poche retroazioni sul ruolo sociale e politico dell’artista popolare, sulle maschere (una delle massime lezioni di Bowie: il velo, la finzione, è la distanza perfetta per veicolare il messaggio), la vocalità e la semantica delle parole (performance, significato e significante), l’immaginazione come strumento di libertà: universi sconfinati – persino l’eutanasia.. – che, tra un insulto e una partita di calcio, non prendiamo nemmeno in considerazione.
Eravamo Fellini che ricostruiva la spiaggia e il mare in uno studio di Cinecittà.
Un gesto che andava oltre il dadaismo.
Elis-regina_(1)L’icona pop che preconizza il tempo, cresciuta in un’epoca nella quale le condizioni culturali ed economiche lo permettevano, non sarà più possibile.
Così, niente Oum Kalthoum, James Brown, Elis Regina, Fela Kuti.
Come cantava Bowie in “Outside”, ennesima metafora preveggente del nostro, col buco dell’Ozono se ne vanno via – fuori dall’atmosfera terrestre – l’aria e quindi la musica.
Il calo (o meglio il crollo) delle vendite fotografa non solo la crisi dell’industria, ma la precarietà della musica a mò di vettore privilegiato (generazionale).
Ormai insignificante se non è la colonna sonora di altri oggetti (di consumo e di abuso).
Quindi, per reazione, liberi tutti.
O chi ne è capace…

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