“Dal lato ^postlinguistico^ c’è il regno della voce al di là del linguaggio, la voce che richiede un condizionamento culturale più complesso rispetto all’acquisizione del linguaggio. Ciò è illustrato al meglio dal canto..
Il canto rappresenta un diverso livello: porta la voce in primo piano, in maniera intenzionale, a spese del significato.
In effetti, il canto è una cattiva comunicazione: impedisce una chiara comprensione del testo.
Il fatto che il canto offusca la parola e la rende difficile da comprendere – nella polifonia fino al limite dell’incomprensibilità – sta alla base della diffidenza filosofica della voce alle spese del testo..
Il canto prende sul serio la distrazione della voce, e cambia le carte in tavola a danno del significante; rovescia la gerarchia – fa sì che la voce abbia la meglio diventando il sostegno di quanto non può essere espresso a parole.
Wovon man nicht sprechen kann, daruber kann mann singen: espressione contro significato, espressione al di là del significato, espressione che è più del significato, ma espressione che funziona solo in tensione col significato come limite da trascendere e da rivedere nel proprio al di là.
La voce appare come il più-di-significato.
Il canto, con la sua massiccia concentrazione sulla voce, introduce codici e principi suoi propri – più impalpabili di quelli linguistici, ma nondimeno altamente strutturati.
Far passare la voce dallo sfondo al primo piano implica un rovescio, o un’illusione strutturale: la voce sembra il luogo dell’espressione autentica, il luogo in cui ciò che non può essere detto può nondimeno essere mostrato.
La voce è carica di profondità: non significando niente, sembra significare più delle semplici parole, diventa il sostegno di qualche misterioso significato originario che, apparentemente, è andato perduto con il linguaggio.
La voce sembra mantenere ancora il legame con la natura, da una parte – la natura del paradiso perduto – e, dall’altra, sembra trascendere il linguaggio, le barriere culturali e simboliche, nella direzione opposta..”
Mladen Dolar / 2006 “A Voice and Nothing More”

