ROCKERILLA #338 Ottobre
“La voce è lo strumento più vicino all’anima,il suono del sentimento e del pathos che i cantori identificano al soffio divino.Demetrio Stratos ne sapeva qualcosa.Ricercarne le potenzialità espressive,le inflessioni e le vibrazioni più recondite è il fine artistico primario di Enomìsossab,le sue tessiture canore sono soliloqui che evocano formule magiche e fonemi sciamanici simili ai canti di Tirva o ai mantra tibetani,ma non solo.”L’Ombra Di Mezzogiorno” allinea 8 monologhi,di norma accompagnati da parti per archi e synths,che sperimentano le variabili dell’intonazione vocale secondo la funzione ad essa assegnata,dal canto rituale all’accento parodistico alla satira politica che pur balza tra le righe dei testi mentre la voce si fa veicolo di oblique metafore e sentito tema di riflessione.”
(Aldo Chimenti)

SANDS-ZINE 11 AGOSTO

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RUMORE #198-199 Luglio-Agosto
Quando nel 2004 mi capitò di udire il primo mini-cd per sole acrobazie vocali del giovane Simone Basso (Enomìsossab au contraire),gli dedicai senza esitazioni una pagina della rubrica Outsider.
Ecco uno con le palle,mi dissi,che recupera l’eredità di Demetrio Stratos,e molto altro,senza curarsi di chi fatalmente e superficialmente (una diplofonia è una diplofonia!)lo accuserà di emulazione. Uno che va “oltre”,ricorrendo ad una qualità che fa difetto a molti sperimentatori:il gusto dell’amaro sberleffo.
Quattro anni dopo,è bello ritrovare Simone ancor più deciso e motivato,in un album che affina le intuizioni dell’esordio (anche letteralmente,nella versione ampliata di Propaganda Due,poema sonoro citazionista che attraversa mezzo secolo di storia italica macinando P2,stragi,canzonette,Berlusconi,sigle tv,inni nazionali),introducendo in alcuni brani anche percussioni,lap-top,sezioni d’archi.
“E’ come se facessi elettronica con la bocca,le corde vocali,la testa,il corpo”,dichiara l’autore,che un attimo pare far il verso alla Galàs,quello successivo a Cave,finchè non comprendiamo che l’arma della parodia è parte integrante della sua onnivora estetica “aperta”,che affabula blues,industrial,punk,litania popolare,avanguardia colta,sostenuto da una tecnica e duttilità dell’ugola non indifferenti. !Etnellecce
(Vittore Baroni)

AGENDA ROCK ONLINE N° 26
La sera prima, venerdì 7, eravamo andati invece al Condorito per l’avvincente, a tratti quasi apocalittico e sempre sorprendente show di Enomisossab (www.myspace.com/enomisossab), ovvero Simone Basso, che accompagnato efficacemente alla batteria da Luca Bergia dei Marlene Kuntz, ha presentato il suo nuovo album “L’ombra di mezzogiorno”, su cui vogliamo tornare con più calma non appena i nostri impegni davvero eccessivi ce lo permetteranno. Chi c’era ha assistito ad un’esibizione davvero di grande impatto: le sperimentazioni vocali di Simone, le sue provocazioni e l’uso scenico e teatrale del suo corpo sono il frutto di una ricerca creativa che dura da anni e che non smette mai di stupirci e di coinvolgerci. Da segnalare, la cover davvero portentosa e ovviamente completamente stravolta di “Crushed by the Wheels of Industry” della band hardcore italiana anni Ottanta Cheetah Chrome Motherfuckers (www.myspace.com/cheetahchromemotherfuckers).

BLOW UP #121 Giugno 2008
Si fa chiamare al contrario del suo Simone Basso, questo è il suo secondo disco,il primo arrivato ai miei orecchi ed è un bel sentire straniante e perturbante insieme.
Dire che il nostro ha una gran voce è dir poco,il modo in cui la usa e la sperimenta intriga ancor di più se penso che a oggi manca un degno erede di Demetrio Stratos. E qui le affinità non mancano,fin dall’incipit di L’ELEFANTESSA E LA LEONESSA MATTA solo due minuti o poco più,ma bastano e avanzano per inquadrare Enomisossab come un nuovo audace sperimentatore vocale.
Soltanto che il suo approccio contempla anche l’idea di una forma canzone che non teme di sporcarsi con il rock come con l’avanguardia. A dimostrarlo da un lato la classicità della title track,dall’altro un omaggio alla ballata “punk” come CRUSHED BY THE WHEELS OF INDUSTRY.
4’33” ripreso ovviamente da Cage,può sembrare ovviamente una provocazione o uno scherzo,visto che il silenzio è riempito da quel che le note giustamente definiscono una scorribanda blues-elettronico-dadaista modificata e deturpata nel profondo.
Ma sopra ogni cosa c è la sua voce,potente,emozionale,coinvolgente ed a tratti abissale come quella del Tim Buckley di STARSAILOR. Era da tempo (quale lo potete immaginare) che non si ascoltavano suoni gutturali, diplofonie, glossolalie, calembour e contorsionismi vocali di tale fattezza.
Merita di essere scoperto.(7/8) GINO DAL SOLER

ROCKERILLA – Giugno 2004
…ricercatore sonoro di confine che affronta , con uno spirito trasversale ispirato a illustri precedenti (da Stratos alla Galas), quattro happenings vocali…

RUMORE – Ottobre 2004
… “un teatro di contorsioni vocali e fisiche” che possiede la passione autoterapeutica e l’impudenza inconsapevole della più verace outsider music, una sorta di Shooby Taylor (“la tromba umana”).

BLOW UP – Agosto 2004
… cerca di emulare un pò ingenerosamente per se stesso, provando a replicare (non parliamo di influenze) i vocalizzi diplofonici e triplofonici e gli slanci armonici che hanno caratterizzato i lavori solisti del leggendario leader degli Area…

BE DIFF – Novembre 2004
…quattro prove di equilibrismo vocale, reiterazioni di suoni letteralmente strappati alle corde vocali, compiendo su di esse una violenza che solo certi canti tradizionali dell’oriente artico richiedono.

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